San Charbel. Eremita (1828-1898). Itinerario nelle profondità

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Autore: Jamhoury Elias Al
Editore: San Paolo Edizioni
Collana: I protagonisti
Data di prima pubblicazione: 01 febbraio 2015
Lingua: Italiano

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Descrizione

San Charbel (1828-1898) è libanese per nascita, orientale cattolico per appartenenza alla Chiesa Maronita, discepolo di San Marun (? 410). Dopo 23 anni di vita in famiglia, Charbel visse 23 anni nei monasteri dell’Ordine Libanese Maronita e infine gli ultimi 23 anni da eremita, nell’eremo dei SS. Pietro e Paolo del monastero di San Marun di Annaya. Papa Paolo VI lo dichiarò Beato il 5 dicembre 1965 e Santo il 9 ottobre 1977, riconoscendo in lui virtù non comuni e soprattutto la sua unione profonda con Dio. La sua festa figura nel calendario latino il 24 luglio, mentre in Libano si festeggia alla terza domenica di luglio.

Informazioni aggiuntive

Autore

Jamhoury Elias Al

Editore

San Paolo Edizioni

Collana

I protagonisti

Pubblicazione

01 febbraio 2015

Lingua

1 recensione per San Charbel. Eremita (1828-1898). Itinerario nelle profondità

  1. Adriano Pilia

    I Maroniti, ramo dei cattolici, prende il nome da San Marone, vissuto nel V secolo, ma anche dal suo primo vescovo, San Giuseppe Marone del VII secolo, primo maronita a reggere il Patriarcato di Antiochia. Vivente ancora San Giuseppe, dovette spostarsi da Antiochia, per sfuggire alle persecuzioni che si stavano profilando in Siria, a Kfarhy, in Libano. Sempre in Libano, attualmente a Bkerké si trova la sede patriarcale maronita.
    I Maroniti confermarono l’unione e l’obbedienza al Papa, con la fondazione di un loro collegio a Roma nel 1584, sotto Gregorio XIII.
    Nel XIX secolo, quando l’Impero Ottomano nella sua massima espansione comprendeva anche tutti i territorî che si affacciano sul Golfo di Siria, in un villaggio del Libano settentrionale, chiamato Beqà kafra, l’8 maggio 1828 nasceva da una modesta famiglia di pastori e contadini maroniti Youssef Antoun, che sin da piccolissimo mostrò una forte tendenza alla spiritualità, accentuatasi dall’educazione del suo patrigno (Youssef era rimasto orfano a pochi anni d’età) divenuto diacono in età matura. Ciò comunque non impedì a Youssef di lavorare, come pastore per la famiglia sin dai suoi 14 anni, sino al 1850, quando, in piena autonomia, decise di entrare come novizio nel Convento di Nostra Signora di Mayfouq scegliendo il nome di Charbel in onore di un Santo martire del secondo secolo: e nel 1859 il giovane era ordinato sacerdote, e da allora si dedicava completamente alla vita monastica, al punto che respingeva fermamente l’invito dei suoi parenti e compaesani, che ne furono delusi, di celebrare una sola Messa, la sua prima Messa, nel villaggio di nascita. Ma neppure la vita monastica era sufficiente a dare a Padre Charbel quell’isolamento, quella “solitudine con Dio” che Egli vedeva necessarî per il perfezionamento della Sua spiritualità: trascorso il tempo minimo per poter fare la relativa richiesta (10 anni dopo l’ordinazione) ottenne di ritirarsi un eremo, dove visse nella privazione più assoluta di ciò che ci può dare il mondo: i pasti erano appena sufficienti, le vesti diventavano logore: la ricchezza, la luce, se vogliamo il bene e l’allegria del mondo sono visti da un eremita come la povertà, le tenebre, il male e la tristezza, e viceversa questi “cattivi compagni di viaggio” del laico diventano abbondanza, luminosità, gioia, ottimi amici e guide verso Dio per l’eremita. Era il 1875, e Charbel sarebbe rimasto sino alla sua morte (la vigilia di Natale del 1898) nell’eremo dei Santi Pietro e Paolo ai piedi della collina della Trasfigurazione.
    La voce che in questo luogo vi era un Santo si sparse assai presto nel Libano: Padre Charbel non aveva reciso i legami colla famiglia monastica di Annaya, di cui assisteva certo con la preghiera, ma anche materialmente gli infermi ed eseguiva ogni tipo di lavoro ordinatoGli dal superiore, compresa la panificazione, ed anche in questo caso, senza interrompere orazioni e meditazioni.
    E, quand’era ancóra in vita, numerosi erano stati gli atti dell’eremita Charbel assimilabili a miracoli: un’invasione di locuste scongiurata coll’aspersione dei campi con acqua da Lui benedetta, acqua che, versata in una lanterna dava luce come se fosse olio… A maggior ragione, altri miracoli si manifestarono dopo che Egli era tornato al Padre: già il giorno dopo la morte, alla celebrazione della Messa natalizia, presente il corpo di Charbel, un Libanese che poteva spostarsi solo se trasportato da altri e soffriva di atroci dolori a causa da un fulmine che l’aveva colpito, baciò una mano della salma e all’istante si sentì liberato dalle sue sofferenze; un mese dopo il seppellimento, si poté constatare che un forte chiarore sovrastava la zona della Sua tomba (in verità, nient’altro che una fossa scavata nel cimitero comune de monaci) sulla cui superficie affiorava un liquido acquoso con tracce rosse: il corpo fu riesumato ed i tessuti non erano né irrigiditi né decomposti: esposta all’aria per ben 5 mesi, la salma non si alterò ed emanava sempre un delicato profumo: e si vide che il liquido, come il sangue e l’acqua dell’ultima piaga del Crocifisso, proveniva dal costato dell’eremita. E, come l’acqua di Lourdes, utilizzato da devoti che ormai cominciavano a recarsi in gran numero a visitare i resti dell’uomo che già avevano venerato in vita, otteneva guarigioni da molti mali.
    Questo gran numero di fatti che sfuggivano ad ogni interpretazione razionale (numerosissime furono le analisi del “liquido charbeliano”, ma nessuna giunse ad una conclusione) portarono nel 1923 l’abate generale dell’Ordine, Padre Ignatios Tannouri, a raccogliere prove delle virtù di Padre Charbel, per poi presentare a Roma, nel 1925, la sua causa di beatificazione, assieme a quella di Suor Rafqa (Rebecca) dello stesso Ordine, e di Padre Hardini, maestro di Charbel. Dei tre, l’umile taumaturgo fu il primo ad esser beatificato, nel 1965, sotto Paolo VI, che nel 1977 lo proclamò Santo, inserito definitivamente nel calendario cattolico alla data del 24 luglio. Adriano Pilia

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